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gomez


Diario


17 marzo 2005

In questo mondo di eroi-Il calendario di Rachel Corrie

Il testo dell'appello

L'appello è costituito da una presentazione PowerPoint in italiano, che racconta che "Pochi giorni fa a Gaza, ha perso la vita una giovane pacifista, Rachel Corrie di soli 23 anni." Si era recata in Israele dove "partecipava ad azioni, per bloccare le ruspe israeliane, che cercavano di abbattere le case dei kamikaze e dei loro parenti, nei territori palestinesi."

Secondo l'appello, che cito riassuntivamente, "Il 15 Marzo in un’azione a Rafah nella striscia di Gaza, Rachel era con i suoi amici per cercare di opporsi alle demolizioni. 'Era seduta sulla traiettoria del Bulldozer, il conducente l’ha vista, ha proseguito e le è passato sopra' ha dichiarato Joseph Smith, militante pacifista americano...'la ruspa le ha versato sopra la terra e poi si è messa a schiacciarla' ha aggiunto Nicholas Dure, un’altro [sic] suo compagno."

La descrizione è accompagnata da alcune fotografie impressionanti che documentano l'accaduto. "I compagni hanno cercato in tutti i modi prima di fermare la ruspa, e poi di prestare i soccorsi, ma non c’è stato niente da fare...Le autorità israeliane hanno dato diverse versioni dell’accaduto tutte smentite dalle documentazioni fotografiche e dai testimoni. La giovane è stata uccisa a sangue freddo in modo barbaro, mentre si interponeva in modo pacifico."

"Questa presentazione" prosegue l'appello "vuole essere una testimonianza per non dimenticare Rachel, una giovane pacifista, che con il suo coraggio voleva fermare le ingiustizie che ogni giorno si verificano in Palestina. In questi giorni e in questi mesi si sta muovendo contro la guerra,  il più grande movimento pacifista che la storia abbia mai conosciuto, Rachel Corrie è sicuramente un simbolo di questo movimento ed è stata uccisa dalla logica assurda e brutale della guerra che tutti noi pacifisti cerchiamo di fermare. Ti chiedo di far circolare questa presentazione per far conoscere il caso di questa giovane ragazza, un po’ della sua storia e del suo impegno."

L'appello è "firmato" nell'ultima schermata da "Stefano Costa (Verdi Milano) - xawcos@tin.it".

Perché purtroppo non è una bufala

La notizia della morte di Rachel Corrie è stata riportata da numerosissimi siti di informazione, come CNN (http://www.cnn.com/2003/WORLD/meast/03/16/rafah.death/index.html), BBC (http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/middle_east/2855263.stm) e Rainews24 (http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsID=34059).

Vi sono tuttavia varie versioni degli eventi, che lasciano il dubbio che il conducente della ruspa non si sia accorto della presenza della ragazza.

Foto ingannevoli

I compagni di Rachel ritengono che si tratti di un omicidio. Tuttavia le foto presentate in sequenza nell'appello e presso vari siti (compresa CNN) non confermano quest'accusa come potrebbe sembrare inizialmente e come afferma l'appello.

Le immagini sono infatti ingannevoli: fra l'immagine in cui Rachel è mostrata in piedi, con un megafono in mano e chiaramente visibile al conducente, e la foto in cui la si vede riversa a terra, soccorsa dai suoi compagni, è trascorsa almeno un'ora, come dichiarato dai suoi compagni. Pertanto le foto, da sole, non costituiscono una documentazione affidabile degli eventi e non bastano a confermare inequivocabilmente l'accusa gravissima di omicidio volontario.

sequenza foto di rachel corrie

Secondo le testimonianze dei suoi stessi compagni, in particolare quella di Joseph Smith (http://electronicintifada.net/v2/article1284.shtml), la prima foto è stata scattata fra le 14 e le 15 del 16 marzo (non 15 marzo come indicato nell'appello), ma il bulldozer ha travolto Rachel fra le 16:45 e le 17, quando "Rachel si è seduta lungo la traiettoria del bulldozer" e non aveva un megafono con il quale farsi sentire:

"16:45-17:00 One bulldozer, serial number 949623, began to work near the house of a physician who is a friend of ours, and in whose house Rachel and other activists often stayed. While we occupied the other structures directly west (the closest was less than 5 meters away and the furthest was less than 25 meters away), Rachel sat down in the pathway of the bulldozer."

Essersi seduta può averla portata fuori dal campo visivo del conducente. Smith precisa che era seduta "almeno 15 metri più avanti del bulldozer", per cui se la stima della distanza è esatta è presumibile che il conducente potesse vederla, e secondo Smith a un certo punto Rachel era addirittura sopra il mucchio di terra spinto dal bulldozer e ben visibile ai due operatori del bulldozer:

"Still wearing her fluorescent jacket, she sat down at least 15 meters in front of the bulldozer, and began waving her arms and shouting, just as activists had successfully done dozens of times that day... The bulldozer continued driving forward headed straight for Rachel. When it got so close that it was moving the earth beneath her, she climbed onto the pile of rubble being pushed by the bulldozer. She got so high onto it that she was at eye-level with the cab of the bulldozer. Her head and upper torso were above the bulldozer's blade, and the bulldozer driver and co-operator could clearly see her."

Intenzionalmente o meno, Rachel è stata travolta dal bulldozer, che poi ha fatto retromarcia passandole sopra, ed è morta in ospedale poche ore più tardi. Questo è un fatto tragico su cui non vi sono dubbi.

Ma non è possibile basarsi soltanto sulle foto presentate per sapere con certezza come sono andate le cose. Le foto presentate non sono un'indicazione chiara di cosa è avvenuto esattamente, proprio perché fra un'immagine e l'altra c'è tutta questa sequenza di eventi non documentata. Di conseguenza, può essersi trattato di un tragico incidente in cui gli operatori della ruspa non hanno visto Rachel, oppure l'hanno vista troppo tardi e hanno commesso manovre sbagliate dettate dal panico, oppure di un omicidio volontario. Non è dalle foto che lo si può capire. Soltanto quegli operatori della ruspa lo sanno per certo. Pertanto, ogni giudizio basato esclusivamente su queste foto è altamente rischioso.

La versione israeliana

Secondo fonti israeliane, la morte di Rachel Corrie sarebbe stata un incidente. Un lettore (mauro_za**i) mi segnala che l'8 agosto 2003 Avvenire ha pubblicato (http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=366510&id_pubblicazione=5) una lettera inviata dall'Ufficio Stampa dell'Ambasciata d'Israele presso la Santa Sede, da cui cito qualche passaggio saliente:

"Durante un'operazione di bonifica di un'area in cui erano nascosti congegni esplosivi, che i terroristi erano intenzionati ad utilizzare contro soldati e civili israeliani, un gruppo di membri dell'Ism è entrato nella zona delle operazioni cercando di bloccarle. I soldati israeliani hanno tentato di allontanare i dimostranti e nello stesso tempo hanno spostato il luogo delle operazioni per evitare incidenti."

"I manifestanti sono riusciti a mantenersi sempre in vicinanza ai luoghi dei lavori. Si precisa che questi avvenimenti si sono svolti al confine tra Israele ed Egitto, in un'area sotto il controllo israeliano, come stabilito dall'accordo di pace firmato dai due Paesi. Verso le 17 Rachel Corrie si trovava nascosta da un mucchio di terra, formato dal lavoro delle ruspe, alla vista del conducente, che ignaro ha proseguito nello svolgimento della sua attività. La giovane è quindi stata accidentalmente investita da un oggetto contundente."

"È stato chiesto immediatamente il soccorso di un'unità medica dell'esercito che si trovava nelle vicinanze, ma quando sono arrivati gli aiuti i compagni della ragazza avevano già provveduto a trasportarla nei Territori Palestinesi. Per far luce sui fatti di quel giorno, è stata condotta un'accurata indagine dai vertici dell'esercito. Il risultato delle investigazioni è stato che Rachel Corrie non è stata investita da un veicolo, ma piuttosto è stata travolta da un oggetto molto pesante, probabilmente una lastra di cemento, caduto per un cedimento del terreno causato dai lavori. Siamo davanti, quindi, ad un incidente che non ha avuto nulla d'intenzionale."

Alla fine, insomma, ci si trova a dover scegliere a quale delle due versioni credere: le foto non confermano né smentiscono nessuna delle ricostruzioni degli eventi fatte dalle parti e quindi non sono utilizzabili per giudicare l'attendibilità di quanto viene affermato.

Chi è l'autore della presentazione?

Tramite Mirella De Paris, della Radio della Svizzera Italiana, il 27/3/2003 ho ricevuto da Stefano Costa questa conferma del suo ruolo di autore, che contiene alcune correzioni e precisazioni:

"Io ho semplicemente ricostruito in una presentazione di power point l'accaduto, volevo non passasse quasi nel silenzio un episodio così grave, che mi aveva molto scosso, mentre le mie forze erano tutte rivolte ad organizzare iniziative contro la guerra in Irak. Ho letto di quanto accaduto su internet, il 16 forse su repubblica.it o il nuovo.it."

"Le fonti di questo lavoro sono state delle agenzie stampa su internet, le foto fatte dai compagni di Rachel erano pubblicate sul sito del Corriere ma le ho riviste in questi giorni in altri siti, se vuoi trovare materiale lo trovi attraverso qualsiasi motore di ricerca scrivendo il nome di Rachel Corrie."

Stefano, il cui indirizzo di e-mail riportato nella presentazione è esatto, riferisce di aver diffuso anche una versione corretta della presentazione PowerPoint:

"la data in cui è accaduto il triste episodio è il 16 marzo e non il 15, come da me descritto, avevo letto la prima agenzia il 16 e pensavo si riferisse al giorno prima. Poi nell'ultima dia ho tolto il riferimento al mio partito i Verdi dove sono responsabile a Milano. Perchè l'episodio non vorrei fosse letto come una strumentalizzazione politica."

Chiariamo un concetto

Ho ricevuto moltissimi messaggi di protesta per le prime versioni di questa indagine, che ho scritto forse in termini un po' rozzi e indelicati per un tema così fortemente sentito. Vorrei chiarire una cosa che forse ad alcuni è sfuggita: non sto sposando nessuna delle due versioni dei fatti. Tutto quello che voglio dire è che molti ritengono erroneamente che le foto dimostrino inequivocabilmente la versione dell'omicidio e si precipitano a giudicare.

La domanda di fondo di quest'indagine, insomma, non è "chi ha colpa nella morte di Rachel Corrie?", ma semplicemente "le foto che circolano sono utilizzabili per ricostruire esattamente gli eventi e decidere da che parte stare?". Posso rispondere soltanto a quest'ultima domanda, e sulla base dei fatti non contestati da entrambe le parti la risposta è no.

Dubbi sul termine "pacifista"

C'è un altro aspetto estremamente controverso di questa vicenda: l'uso del termine "pacifista".

Infatti una lettrice (mella) mi ha segnalato una foto che sembra indicare che Rachel Corrie forse non era una pacifista nel senso comune del termine. Questo ovviamente non sminuisce né giustifica la tragedia della sua morte (accidentale o meno), ma è comunque un aspetto che un'indagine che mira a conoscere i fatti non può tacere. E' un dettaglio che soprattutto getta nuova luce sulle strumentalizzazioni operate dalla propaganda di tutte le parti in gioco. Questa foto potrebbe far parte di questa propaganda; ma lo stesso vale anche per le foto precedenti. Per questo giudicare esclusivamente sulla base delle immagini è sempre azzardato.

Ho esitato a lungo prima di pubblicare la foto. Dopo averla pubblicata, sono stato tentato di rimuoverla, a causa delle numerose proteste che ha suscitato e perché viene frequentemente interpretata come una mia presa di posizione filoisraeliana. Tuttavia l'idea dell'autocensura mi ripugna, e comunque le proteste non cambiano il fatto che la foto esiste; per cui ve la presento, insieme alla definizione di "pacifismo", e lascio a voi giudicare se il comportamento di Rachel Corrie mostrato nella foto è coerente o meno con questa definizione.

Secondo il dizionario, il pacifismo è una "dottrina diretta a dimostrare la possibilità, l'utilità e il dovere dell'abolizione della guerra" o un "atteggiamento, movimento ispirato da una profonda repulsione per qualsiasi soluzione non pacifica delle contese internazionali".

[Rachel Corrie brucia una bandiera USA]

L'immagine è tratta da un sito che, a giudicare dal tono dell'articolo di accompagnamento alla foto, non avrebbe tornaconto dallo screditare la figura della Corrie: Islamonline.net (http://islamonline.net/english/News/2003-03/17/article04.shtml). L'immagine è attribuita alla Associated Press, è datata 15 febbraio 2003, e la sua didascalia identifica specificamente la Corrie e il fatto che sta bruciando un facsimile di una bandiera statunitense durante una manifestazione, circa un mese prima di morire:

"Rachel Corrie, 23, from Olympia, Wash., a member of the 'International Solidarity Movement,' burns a mock U.S. flag during a rally in the southern Gaza Strip (news - web sites) town of Rafah in this Feb. 15, 2003 file photo. Corrie was run over and crushed to death by an Israeli army bulldozer Sunday, March 16, 2003, while she was trying to stop it from tearing down a building in the Rafah refugee camp, witnesses said. (AP Photo/Khalil Hamra)".

Commenti o segnalazioni?

Se avete qualche dettaglio o correzione da contribuire a quest'indagine, scrivetemi presso topone@pobox.com. Grazie.

http://www.attivissimo.net/antibufala/rachel_corrie/rachel_corrie.htm
---
E' da benpensanti , un pò straniti , aspettarsi ammissioni di colpa da parte di militari che poi sconterebbero con il carcere quella che , per il loro lavoro , è semplice prassi alla quale è vietato,e sanzionato ma sul serio .., sottrarvisi.
Vale per Al Aqsa come per la resistenza spagnola antifranchista o lo Tshal etc..
Quanto all'inchiesta di Attivissimo,è strana , e bizzarra , la diffidenza nei confronti dell'autore , peraltro citatissimo,spesso,come fonte attendibilissima per scovare le bufale su rete.Salvo si tocchino i santini , evidentemente.

E'scritto chiaramente nel documento che il collage di foto , che proverebbe l'omicidio volontario , in realtà non prova assolutamente nulla perchè è stato preparato poscia da una persona che ha fatto e distribuito poi su rete di suo criterio un collage delle foto d'agenzia .
Il bello è che sia passato come non si sa quale documento autentico ed ufficiale.Ciò conferma,come prova d'altronde il processo di canonizzazione in atto,quanto sia forte,di questi tempi,la voglia disperata di ,annullandosi come persona raziocinante attiva,credere passivamente a qualsiasi cosa sappia di santità,martirologio,Whalalla.
La banalità stucchevole ma euforica dei miracoli per l'ordinarietà ,arida ma reale,degli eventi comuni.Un cambio decisamente facile.




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17 marzo 2005

Socializzazione

Storace gate in piazza : primo beneficiario , se è intelligente (e lo è) , Gianfranco Fini.Com'è che dicevano i consigliori ed analisti Fiat et similia ? "Socializzare" le perdite ...




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16 marzo 2005

Salviamoci la pelle

Lancio quella che , a buon diritto , può ritenersi , ancora , una provocazione , nonostante tutto , smagamento e maturità sopravvenuta per vie di fatto sull'argomento.
Via l'Italia dalla Nato : strumento d'offesa e gestione conto terzi ; volano , di per se stessa , di conflitti e morte per sé ed i suoi. 
Per la libera autodeterminazione dei popoli nel nome della propria libera salvezza.E dello splendido egoismo salvavite.




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16 marzo 2005

La logica del disimpegno , secondo Luttwak

E' Edward N. Luttwak, su Foreign Affairs, a sollecitare il disimpegno degli Usa dall'Iraq. «La logica del disimpegno» è il titolo del suo articolo. E il ragionamento che sostiene questa tesi è molto lineare..
La presenza delle truppe americane - argomenta Luttwak - rischia di destabilizzare tutti i paesi confinanti e risulta dannosa anche a quella parte degli iracheni che si ritengono amici degli Stati uniti. La strategia del disimpegno - ripete Luttwak - richiede molta attenzione e abilità. Ma i suoi rischi sono molto minori di quelli di un'occupazione a tempo indeterminato e i vantaggi potrebbero essere sorprendenti. Luttwak - nella vita capita anche di essere d'accordo con lui - parla dalla parte degli Stati uniti e della potenza imperiale, non è certo un pacifista.
VALENTINO PARLATO




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16 marzo 2005

Italians do it better

Condi Rice ha espresso il formale , e pubblico , placet degli Usa al , promesso , disimpegno settembrino del contingente italiano dall'Iraq.Tanto compiacimento per la condotta italiana si evince , oltre che per la coeva e scontata proroga di Antica Babilonia , dal fatto che , per quella data , vi sarà un subentro ben più "pesante" , ovvero quello della Nato con il trionfante plauso italiano .Bipartisan quest'ultimo , c'è da attendersi , visto il favor della Fed , riconosciuto dallo stesso Berlusconi , ieri in aula per il rifinanziamento della missione:ritiro degli emendamenti , non voto dell'odg sul ritiro-quello delle truppe- immediato , consenso esplicito di una parte della coalizione .
Posizioni utili , ieri come domani :e questo Condy lo sa.




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15 marzo 2005

Predrag Matvejevi´c: le foibe e i crimini che le hanno precedute (200.000/4 vs/6.000)

Da: Luciano Dondero <svludo@interfree.it>
Oggetto: Inoltro un intervento di Predrag Matvejevic sulle foibe

[da
http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3901/1/51/
]

Predrag Matvejevi´c: le foibe e i crimini che le hanno
precedute

15.02.2005 - Il noto scrittore di Mostar, docente
all´Università La Sapienza di Roma, interviene sulla
questione delle foibe e del giorno del ricordo con un
articolo pubblicato sul quotidiano fiumano Novi
List. La condanna di tutti i crimini e il rischio
delle
strumentalizzazioni. Ringraziamo Matvejevi´c per
averci reso disponibile il suo testo

Di Predrag Matvejevi´c, Novi List
[http://www.novilist.hr/ - originale in serbocroato],
12 febbraio 2005 (titolo originale
"Foibe" su fasisticki izum)
Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Luka Zanoni

Queste righe sono state scritte nel Giorno del ricordo
in Italia, 10 febbraio 2005 - quel dispiacere lo
condivido con molti cittadini di questo Paese. I
crimini delle fosse e quelli che in esse vi sono
finiti, ciò che le ha precedute e che le ha seguite,
l'ho condannato da tempo - mentre vivevo in
Jugoslavia, quando di ciò in Italia si parlava
raramente e non abbastanza. Ho scritto pure sui
crimini di Goli Otok,
di cui sono state vittime molti comunisti, Jugoslavi e
Italiani che erano più vicini a Stalin e Togliatti che
al "revisionismo" di Tito. Ho parlato anche della
sofferenza degli esiliati italiani dall'Istria e
dalla Dalmazia, dopo la Seconda Guerra mondiale - l'ho
fatto in Jugoslavia, dove probabilmente era più
difficile che in Italia. Non so di preciso quanti
scrittori italiani ho presentato, che allora erano
costretti ad andare via e quelli che sono rimasti:
Marisa Madieri, Anna Maria Mori, Nelida Dilani, Diego
Zandel, Claudio Ugussi, Giacomo Scotti, ecc. Non
ricordo quanti articoli ho pubblicato sulla stampa
delle minoranza italiana, poco conosciuta in Italia,
così da poterla appoggiare, desiderando che fosse meno
sola e meno esposta - e anche loro mi hanno appoggiato
quando decisi di andarmene.

Le fosse, o le foibe come le chiamano gli Italiani,
sono un crimine grave, e coloro che lo hanno commesso
si meritano la più dura condanna.
Ma bisogna dire sin da ora che a quel crimine ne sono
preceduti degli altri, forse non minori. Se di ciò si
tace, esiste il pericolo che si strumentalizzino e "il
crimine e la condanna" e che vengano manipolati l'uno
o l'altro. Ovviamente, nessun crimine può essere
ridotto o giustificato con un altro. La terribile
verità sulle foibe, su cui il poeta croato Ivan Goran
Kovaci´c ha scritto uno dei poemi più commoventi del
movimento antifascista europeo, ha la sua
contestualità storica,
che non dobbiamo trascurare se davvero desideriamo
parlare della verità e se cerchiamo che quella verità
confermi e nobiliti i nostri dispiaceri. Perché le
falsificazioni e le omissioni umiliano e offendono.

La storia ingloriosa iniziò molto prima, non lontano
dai luoghi in cui furono commessi i crimini. Prenderò
qualcosa dai documenti che abbiamo a disposizione: il
20 settembre 1920 Mussolini tiene un discorso a Pola
(non scelse a caso quella città). Annuncia: "Per la
creazione del nostro sogno mediterraneo, è necessario
che l'Adriatico (si intende tutto l'Adriatico, ndr.),
che è il nostro golfo, sia in mano nostra; di fronte
alla inferiorità della razza barbarica quale è quella
slava". Il razzismo così entra in scena, seguendo la
"pulizia etnica" e il "trasferimento degli abitanti".
Le statistiche che abbiamo a disposizione fanno
riferimento alla cifra approssimativa di 80.000
esuli Croati e Sloveni durante gli anni venti e
trenta. Non sono riuscito a confermare quanti poveri
siano stati portati dalla Calabria, e non so da dove
altro, per poterli sostituire. Gli Slavi perdono il
diritto, che avevano prima in Austria, di potersi
avvalere della
propria lingua sulla stampa e a scuola, il diritto al
predicare in chiesa, e persino l'iscrizione sulla
tomba. Le città e i villaggi cambiano nome. I
cittadini e le famiglie pure. Lo Stato italiano
estesosi dopo il 1918 non tenne in considerazione le
minoranze e i loro
diritti, cercò o di denazionalizzarli totalmente o di
cacciarli.
Proprio in questo contesto per la prima volta si sente
la minaccia delle foibe. Il ministro fascista dei
lavori pubblici Giuseppe Caboldi Gigli, che si
attribuì l'appellativo vittorioso di "Giulio Italico",
scrive nel 1927: "La musa istriana ha chiamato con il
nome di foibe quel luogo degno per la sepoltura di
quelli che nella provincia dell'Istria danneggiano le
caratteristiche nazionali (italiane) dell'Istria"
("Gerarchia", IX, 1927). Lo zelante ministro
aggiungerà a ciò anche dei versi di minacciose poesie,
in dialetto: "A Pola xe arena, Foiba xe a Pizin" ("A
Pola c'è l'arena, a Pazina le foibe").
Mutuo questo detto da Giacomo Scotti, scrittore
italiano di Rijeka.

Le "foibe" sono, quindi, un'invenzione fascista. Dalla
teoria si è passati velocemente alla prassi. Il
quotidiano triestino "Il Piccolo" (5.XI.2001) riporta
la testimonianza dell'ebreo Raffaello Camerini che
era ai lavori forzati in Istria, alla vigilia della
capitolazione dell'Italia, nel luglio 1943: la cosa
peggiore che gli successe fu prendere gli antifascisti
uccisi e buttarli nelle fosse istriane, per poi
cospargere i loro corpi con la calce viva. La storia
avrebbe poi aggiunto a ciò ulteriori dati. Uno dei
peggiori criminali dei Balcani fu di sicuro il duce
ustascia Ante Paveli´c. Jasenovac fu un Auschwitz in
piccolo, con la differenza che in esso si facevano
lavori perlopiù "manualmente", ciò che i nazisti
fecero "industrialmente". E le fosse, ovviamente,
furono una parte di tale "strategia". Mi chiedo se
anche uno degli scolari italiani in uno dei suoi
sussidiari poteva leggere che quello stesso Paveli´c
con le squadre dei suoi seguaci più criminali per anni
godette dell'ospitalità di Mussolini a Lipari, dove
ricevette
aiuto e istruzioni dai già allenati "squadristi"
fascisti. Quelli che oggi parlano dei programmi
scolastici in Italia e sul luogo delle foibe, non
dovrebbero trascurare di includere anche questi dati.
E
anche altro vale la pena di ricordare: il governo di
Mussolini aveva annesso la maggior parte della
Slovenia insieme con Lubiana, la Dalmazia, il
Montenegro, una parte della Bosnia Erzegovina,
l'intera Bocca di Cattaro. A quel tempo, tra il 1941 e
il 1943, di nuovo, furono cacciati dall'Istria circa
30.000 Slavi - Croati e Sloveni - e fu occupata la
regione. Le "camicie nere" fasciste portarono a
termine fucilazioni individuali e di massa. Fu
falciata un'intera gioventù. I dati che provengono da
fonti jugoslave fanno riferimento a circa
200.000 uccisi, particolarmente sulle coste e sulle
isole. La cifra mi sembra che sia però ingrandita - ma
anche se solo un quarto rispecchiasse la realtà,
sarebbe già molto. In Dalmazia gli occupanti italiani
catturarono e fucilarono Rade Koncar, uno dei capi del
movimento, il più stretto collaboratore di Tito. In
determinate circostanze hanno pure aiutato il capo dei
cetnici serbi in Dalmazia, il pope Ðuiji´c, che
incendiò i villaggi croati e sgozzò gli abitanti,
vendicandosi con gli ustascia per i massacri che
avevano commesso contro i Serbi. Così da fuori prese
impulso pure la guerra civile interna. A ciò occorre
aggiungere l'intera catena dei campi di concentramento
italiani, i più piccoli e i più grandi, dall'isoletta
di Mamula nel profondo sud, davanti a Lopud nelle
Elafiti, fino a Pago e Rab nel golfo del Quarnaro.
Erano spesso stazioni di transito per la mortale
risiera di San Sabba di Trieste, e in alcuni casi
anche per Auschwitz o Dachau. I partigiani non furono
protetti dalla Convenzione di Ginevra (in nessun luogo
al mondo) così che i prigionieri furono subito
fucilati come cani. Molti terminarono la guerra con
gravi ferite, corporali e morali. Tali erano quelli in
grado di commettere crimini come le foibe.

Non c'è nessun dato in nessun archivio, militare o
civile, sulla direttiva che sarebbe giunta dall'Alto
comando partigiano o da Tito: le unità di cui facevano
parte molti di quelli che avevano perso i familiari, i
fratelli, gli amici, commisero dei crimini "di propria
mano". Purtroppo, il fascismo ha lasciato dietro di sé
talmente tanto male che le vendette furono drastiche
non solo nei Balcani.
Ricordiamoci del Friuli, nella parte confinante con
l'Italia, dove non c'erano scontri tra nazionalità: i
dati parlano di diecimila uccisi senza tribunale, alla
fine della guerra. In Francia ce ne furono oltre
50.000. In Grecia non so quanti. In Istria e a Kras
dalle foibe sono stati esumati fino ad ora 570 corpi
(lo storico triestino Galliano Fogar ne riporta
persino un numero minore, notando che nelle fosse
furono gettati anche alcuni soldati uccisi sui campi
di battaglia, non solo Italiani). Oggi possiamo
sentire la propaganda che su svariati media italiani
fa riferimento a "decine di migliaia di infoibati".
Secondo lo storico italiano Diego de Castro nella
regione furono uccisi circa 6.000 Italiani. Non serve
aumentare o licitare quel tragico numero, come in
questo momento sembrano fare i giornali italiani, con
30.000 o 50.000 uccisi. Bisogna rispettare le vittime,
non gettare sulle loro ossa altri morti, come hanno
fatto gli "infoibatori".




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15 marzo 2005

Fuoco amico

Dopo aver fatto martire un professionista deceduto per ragioni di servizio collegate all'invasione di un territorio straniero , vediamo se fanno eroe pure uno che si è sparato addosso sempre nello stato sovrano e per le ragioni di cui prima.




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15 marzo 2005

Diritto alla resistenza , ovunque si possa

Con la presenza di alcune centinaia di persone si è tenuta, ieri 13 marzo, la commemorazione congiunta dei martiri del nazismo, del fascismo e dell'imperialismo americano.
La prima parte della manifestazione si è svolta a Sant'Anna di Stazzema, nella piazza che il 12 agosto 1944 fu teatro del massacro perpetrato dalle SS comandate da Walter Reder, dove si sono succeduti gli intervenuti di Francesco Giuntoli del comitato organizzatore, Marco Riformetti di Laboratorio Marxista, Roberto Massari dei Comitati Iraq Libero, Dante Bianchi partigiano della "Formazione Sodini", Hamza Piccardo segretario dell'UCOII e Sammi Alaa' dell'Alleanza Patriottica Irachena.
L'ex presidente della commissione difesa della Camera, Falco Accame, impossibilitato ad essere presente per motivi di salute, ha inviato un messaggio.
Tutti gli oratori hanno sottolineato le similitudini tra i crimini patiti da questa terra durante la seconda guerra mondiale e quelli sofferti oggi dal popolo iracheno a causa della criminale occupazione americana.
Così come è stato ricordato non solo l'identico diritto a resistere, ma anche la necessità che tutti i democratici, tutti coloro che intendono lottare contro l'oppressione e l'ingiustizia, sostengano oggi in ogni modo l'eroica lotta della Resistenza irachena.
A chiusura di una mattinata dall'alto valore simbolico, Dante Bianchi e Sammi Alaà, unendo idealmente le due resistenze, hanno deposto sul monumento che ricorda la strage del 1944 una corona di alloro dedicata ai martiri di Sant'Anna e di Falluja.
A proposito del massacro compiuto dalle truppe USA nella città di Falluja nel novembre scorso, Sammi Alaà ha parlato di 40-50mila morti tra la popolazione civile. Insomma una carneficina gigantesca che continua ad essere oscurata in occidente dalla manipolazione e dalla disinformazione imperialista.

Nel pomeriggio la manifestazione ha vissuto il suo secondo momento a Massa, dove si è tenuta un'assemblea sul tema "La lotta dei liberazione del popolo iracheno dopo due anni di Resistenza".
Gli interventi introduttivi di Sammi Alaà, Gianfranco Castellotti, Roberto Gabriele ed Hamza Piccardo hanno aperto un dibattito che si è largamente incentrato sulle prospettive dell'iniziativa politica a sostegno della Resistenza irachena nel nostro paese.
Se in Italia, due anni fa, scese in piazza il più grande movimento contro la guerra, oggi si registrano ancora grandi difficoltà ad affermare un sostegno aperto alla Resistenza, sostegno sempre più necessario proprio in virtù dell'assoluta centralità dello scontro in atto in Iraq nello scenario mondiale.
A questo proposito molte sono state le denunce della collocazione di fatto filoimperialista del grosso della sinistra italiana. Dalla negazione della resistenza espressa nella teoria bertinottina della nonviolenza assoluta, alla censura che il quotidiano Il Manifesto ha voluto operare nei confronti di questa manifestazione, alle ambiguità di tanti settori "no global", c'è molto materiale di riflessione su una sinistra alla deriva che vuole accreditarsi in ogni modo presso gli USA e che non perde occasione per tessere accordi bipartisan di unità nazionale con il governo Berlusconi.

Dalla manifestazione di ieri, per la partecipazione e per lo spirito unitario e di lotta che l'ha animata, viene certamente un contributo importante ad andare avanti, per costruire anche in Italia una resistenza diffusa ed organizzata ad un regime di guerra che intreccia la manipolazione mediatica del consenso con l'aperta repressione.
Sarà certamente una battaglia lunga quanto decisiva per sconfiggere l'oppressione imperialista e per affermare gli ideali di giustizia e libertà. Chi ha manifestato ieri lo ha sicuramente ben presente, nella consapevolezza di rappresentare già oggi buona parte di coloro che si opposero alla guerra e che non intendono piegarsi al dominio americano.

14 Marzo 2005

COMITATI IRAQ LIBERO
LABORATORIO MARXISTA
°°°
Un discreto successo , dunque , per chi vuole ancora sostenere il diritto a resistere in Iraq.A proposito di Resistenza , oggi ha inizio il dibattito parlamentare sul danaro per l'occupazione italiana di quelle terre.Che il felice esito di Sant'Anna di Stazzema sia di buon auspicio , orsù.




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14 marzo 2005

Solidarietà ad Alessandra Mussolini

Alessandra Mussolini ha intrapreso una vibrante forma di protesta a denuncia del mancato inserimento della sua lista nell'ambito dell'imminente competizione elettorale per le Regioni , nella fattispecie Lazio.Pare che quello delle firme di sottoscrizione sia un problema comune a molte , quasi tutte , delle formazioni politiche per questo genere di agone , dato il tipo di procedura richiesta dalla normativa.Ma questo non serve ad evitare il florilegio di ironie , pesanti , e sguaiatezze nei confronti della pugna mussoliniana a tutela del proprio buon diritto a concorrere a determinare l'indirizzo politico in democrazia.Ecco , dunque , una forsennata campagna di denigrazione ad personam : basata su insulti sessisti e sprezzo intellettuale.La sig.ra Mussolini è colpevole , in questo bigotto Strapaese  , che condanna inesorabilmente ciò che lo eccita , di essere una bella donna , che non si vergogna neanche un pò di esserlo e di averlo chiaramente mostrato , e quindi inaffidabile.Oltre al consueto reato d'opinione consumato da chi professa determinate idee .Magari declinandole anche in modo inconsueto per un vieppiù di scandalo a buon mercato.Non andrebbe espressa solidarietà ad una fascista ? Ma se sull'Iraq si è schierata più a sinistra di buona parte , il salotto buono... , della sinistra stessa.
"Sono sempre stata contraria alla missione dei militari italiani in  Iraq : credo che le truppe vadano ritirate''
C'è ben altro dunque di cui , semmai , vergognarsi.




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14 marzo 2005

Promemoria elettorale

L'articolo del New York Times del 4 settembre 1967, intitolato così: "Il voto in Vietnam rincuora gli Stati Uniti". Il sommario che lo accompagnava era questo: "Affluenza alle urne dell’83%, nonostante il terrorismo dei vietcong". Favola che il New York Times ha ripetuto, pari pari, il 31 gennaio 2004, seguito a ruota da tutti i maggiori giornali del mondo occidentale, e da tutti i maggiori giornali italiani.
I quali hanno creduto alle cifre, fumosamente e contradditoriamente rese note dalla Commissione Elettorale Indipendente irachena. Si noti l’aggettivo "indipendente", excusatio non petita posta a suggello di elezioni che di indipendente non hanno avuto nulla.
La stessa Commissione Elettorale (lasciamo perdere l’ "indipendente") ha comunque detto che ha votato il 57% degli "elettori iscritti". Quanti erano gli elettori iscritti? Il dato preciso non è mai stato fornito. Per la banale ragione che non ne esisteva uno. Il punto di riferimento erano gli "elenchi russi", cioè le tessere annonarie per il cibo che erano state distribuite nel programma "Oil for Food" (petrolio per cibo) ai tempi di Saddam. Ma quanti si sono iscritti al voto? Quelle tessere (e io le ho viste nei seggi di Nassirya) erano spesso illeggibili. Altre invece apparivano nuovissime.
Non si sono iscritti perché avevano paura dei terroristi? Sicuramente in parte è stato così. Ma questo conferma clamorosamente l’invalidità di queste elezioni. Di nuovo parla il testimone. A Nassirya e Bassora, maggioranza sciita schiacciante, il voto è avvenuto in un clima di stato d’assedio generalizzato. Il traffico automobilistico è stato bloccato per tre giorni. Ogni seggio era presidiato da decine di uomini armati – la nuova milizia irachena – con fucili e divise nuovi di zecca, cecchini sui tetti, blocchi stradali a distanza, gimkane di cemento armato etc. Le truppe straniere (a Nassirya italiani, portoghesi e rumeni, a Bassora gli inglesi) erano state poste a difesa delle stazioni di polizia). Di quale consenso si può parlare in queste condizioni?
Ma c’è un altro dato assai significativo: nei seggi aperti all’estero, dove i problemi di sicurezza non esistevano, solo il 25% degl’iracheni si sono iscritti alle liste. Eppure non c’era nessun pericolo!
Certo che c’erano le file ai seggi: al sud, nelle zone sciite, e al nord, nelle zone curde. Il resto chi l’ha visto? Dobbiamo fidarci della Commissione Elettorale, composta da persone selezionate da Allawi e dai consiglieri di Bremer? E nei seggi di Nassirya la gente c’era solo la mattina. Nel pomeriggio tutti i seggi erano deserti. E le urne trasparenti che ho visto (tredici seggi in tutto) erano piene solo per metà sebbene le schede elettorali, con 111 partiti, fossero grandi come sei fogli protocollo, e quasi sempre molto mal piegate
Ma questi sono dettagli tecnici secondari. Il più importante dei quali è che quegli iracheni sono andati a votare senza sapere chi erano i candidati. I partiti ammessi al voto erano stati resi noti in anticipo, ma le liste dei candidati erano rimaste segrete per motivi di sicurezza!

Il tutto senza osservatori internazionali In ogni caso la consuetudine internazionale prevede che osservatori esterni imparziali possano all’occorrenza controllare le cifre ufficiali e seguire il procedimento di voto. Ma l’Onu aveva deciso di non mandare nessuno. La stessa cosa hanno fatto l’Osce e l’Unione Europea: "per l’assenza delle condizioni minime di sicurezza"

Di fronte a questo tsunami propagandistico – cosa che dovrebbe farci riflettere – perfino a sinistra, e perfino nella sinistra più a sinistra, abbiamo assistito a balbettii di scusa, a penose e fumose richieste di autocritiche. Siamo entrati (ci entrammo con la guerra del Kosovo) nell’era dei "sentimenti obbligatori": quando l’opinione di massa, già formata dai media, costringe tutti ad assentire, pena la squalifica, il cartellino rosso, l’esclusione.

Giulietto Chiesa     
°°° 
Bilancio finale del rendez vous elettorale , il cosiddetto clou della demokrazia irachena : non si sa chi abbia votato , nè chi lo ha fatto per chi , tutto questo tra fucili spianati e senza curiosi.Più che un dato laico , al quale fare razionalmente riferimento , una fumisteria a cui appellare la fede.Fatima più che l'Election day.




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